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CounterPunch (USA): Manituana romanzo quartomondista

Ron Jacobs recensisce il nostro libro su uno degli organi più seguiti della sinistra radicale americana

Immaginate un romanzo storico su una confederazione di nazioni indigene poste di fronte alla perdita delle loro terre per mano di coloni europei. Ora immaginate quegli stessi coloni in rivolta contro il governo centrale, per via delle sue pretese di restringere e tassare il commercio delle colonie. In questo quadro, che ne è dei popoli indigeni? Dovrebbero schierarsi con il governo d'oltremare, che in fondo li ha trattati con un po' di quel rispetto che ci si attende da uomini onorevoli, oppure dovrebbero stare coi coloni, proprio quelli che stanno rubando le loro terre? In fin dei conti, tanto il governo quanto i ribelli sono parte del progetto originario, cioè stabilire la propria presenza su una terra che appartiene ad altri.

Ora immaginate che questo romanzo sia scritto da un collettivo di scrittori italiani. Vi sembra un'ipotesi estrema? Un progetto irrealizzabile? Sicuri?

Lasciate che vi parli di Manituana. E' una storia che si svolge nella nazione Mohawk, negli anni '70 del Settecento. Joseph Brant, la sua famiglia, i suoi amici e i suoi nemici sono i personaggi principali. La Corte d'Inghilterra e un gruppo di papponi londinesi che si travestono da indiani sono i comprimari. Brant, di fronte alle minacce di coloni aggressivi e pieni d'odio per gli indiani, intenti a rubare un pezzo alla volta la terra dei Mohawk e di altre tribù della confederazione irochese, e di fronte alla defezione di alcune nazioni e singoli membri della confederazione che decidono di schierarsi coi ribelli americani contro la Corona, si mette in viaggio per negoziare l'appoggio del re al suo popolo, in cambio dell'alleanza contro i ribelli. Del suo entourage fanno parte il grande guerriero Philip Lacroix, detto anche Ronaterihonte, Peter Johnson (figlio dell'irlandese William Johnson e della sciamana mohawk Molly Brant) e il prigioniero Ethan Allen, uno dei primi ribelli americani ad attaccare le terre della confederazione. Dopo aver ottenuto l'appoggio della Corona e aver assistito ai comportamenti insensati e corrotti dell'aristocrazia, il gruppo torna in America per affrontare i ribelli in battaglia. Da qui in avanti, questa è una storia di guerra e di esodi, e della morte e miseria che sempre accompagnano quei fenomeni.

Manituana è un autentico romanzo quartomondista. Schiera i popoli aborigeni contro coloro che sono venuti a colonizzarli. E' la storia delle molte nazioni indigene che esistettero sul continente americano prima che gli europei venissero a distruggerle. E' la storia dell'India e del Raj britannico, ed è la storia del popolo algerino colonizzato dalla repubblica francese. E' anche la storia di Israele e dell'etnicizzazione che ha trasformato la Palestina in uno stato coloniale occidentale. In breve, è la storia di tutti i popoli che hanno visto la loro terra espropriata da un popolo europeo, tanto impegnato a impadronirsene quanto chi ci abitava era impegnato a resistere. E' anche la storia di come i popoli indigeni americani siano stati manipolati dagli europei per i loro fini. Questa situazione la vediamo anche oggi: il conflitto sciiti-sunniti in Iraq e gli scontri tribali in Afghanistan sono solo i primi esempi che vengono in mente. Manituana evoca la pericolosa tracotanza di chi si sente chiamato a dominare il mondo.

Quando uno pensa che questo romanzo è stato composto da un collettivo, potrebbe avere qualche esitazione. Il progetto sembra irrealizzabile. Questo gruppo di cinque scrittori italiani che vivono a Bologna e si fanno chiamare Wu Ming ha scritto altri due romanzi collettivi e anche opere individuali. Entrambi i romanzi di gruppo hanno avuto successo di critica e uno, Q, è entrato nelle classifiche dei best-seller. Anche Manituana è entrato nella top ten della classifica italiana.
Interessante quanto le loro opere, il collettivo al momento è composto da Roberto Bui (Wu Ming 1), Giovanni Cattabriga (Wu Ming 2), Federico Guglielmi (Wu Ming 4) e Riccardo Pedrini (Wu Ming 5).  Si considerano parte del movimento letterario italiano New Italian Epic, e vengono dalla tradizione politico-beffarda del fenomeno d'avanguardia Luther Blissett. Battezzato col nome del primo calciatore bianco italiano, il movimento Luther Blissett (se così si può definire) fu attivo dalla metà degli anni Novanta fino al 1999, quando in tutto il mondo i suoi membri commisero un "seppuku" simbolico.

Benché Wu Ming appaia spesso in pubblico e abbia collaborato a film e a un album del gruppo rock italiano Yo Yo Mundi, i membri si rifiutano di essere fotografati e ritengono che il culto dell'autore distolga l'attenzione dalla parola scritta. ""Una volta che lo scrittore diventa un volto", hanno dichiarato in un'intervista del 2007, "comincia una ridda cannibalica... La foto testimonia la mia assenza... Al contrario la mia voce, con la sua grana, con i suoi accenti, con la sua dizione imprecisa, le sue tonalità, ritmo e pausa, tentennamenti, è la testimonianza di una presenza anche quando non ci sono."

Primo romanzo di una trilogia che Wu Ming chiama il Trittico Atlantico, Manituana non mostra segni di sutura, e la traduzione è impeccabile. Questo libro esemplifica cosa intendono i librai quando parlano di "literary fiction" [più o meno: narrativa di alto livello]. E' una storia di qualità che include personaggi complessi, molta azione, un'ambientazione curata e coerente, e concetti provocatori, tutti presentati in forma narrativa.

Qui il testo originale inglese.
Ron Jacobs è l'autore di The Way the Wind Blew: a history of the Weather Underground, di un saggio sul leader IWW Big Bill Broonzy e del romanzo Short Order Frame Up. Per contatti: rjacobs3625@charter.net

05.10.09 · recensioni