<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?>
<rss version="2.0" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/">
	<channel>
		<title>Manituana</title>
		<link>http://www.manituana.com</link>
		<description></description>
		<language>it</language>
		<copyright>Manituana 2010</copyright>		
		<image>
			<url>http://www.manituana.com/img/testata235.gif</url>
			<title>Manituana</title>
			<link>http://www.manituana.com</link>
		</image>
		<lastBuildDate>Thu, 09 Sep 2010 04:14:21 GMT</lastBuildDate>
		<generator>B.Edita v.1.3</generator>

			<item>
		    <guid>http://www.manituana.com/documenti/0/8384</guid>
		    <title><![CDATA[Manituana scaricabile anche in spagnolo (pdf, ePub)]]></title>
		    <link>http://www.manituana.com/documenti/0/8384</link>
			<dc:subject></dc:subject>
			<description>
				<![CDATA[
				<i>"Salutiamo quel che c'è di straniero nel mattino." (Alain Badiou)</i><br />				<p></p><i>Manituana</i> in spagnolo <br />
<br />
<a href="http://bit.ly/abLorO"><b>Scarica in formato ePub</b></a><br />
<br />
<a href="http://www.wumingfoundation.com/italiano/Manituana_ES.pdf"><b>Scarica in formato pdf</b></a><p></p>
				]]></description>
		    <pubDate>Mon, 02 Aug 2010 00:00:00 GMT</pubDate>
		</item>
			<item>
		    <guid>http://www.manituana.com/documenti/0/8383</guid>
		    <title><![CDATA[La lotta continua - Estratto dall'intervista al Glasgow Herald]]></title>
		    <link>http://www.manituana.com/documenti/0/8383</link>
			<dc:subject></dc:subject>
			<description>
				<![CDATA[
				<i>Lunga conversazione con Gordon Darroch su Manituana e molte altre cose, 11 ottobre 2009</i><br />				<p></p><strong>In occasione dell'uscita di Manituana, ultimo romanzo del collettivo di scrittori italiano noto come Wu Ming, Gordon Darroch interroga un membro dell'anonimo quartetto su vita, guerra, letteratura e... calcio.</strong><br><br />
<br><br />
Se c'è una cosa di cui si può stare sicuri con la Wu Ming Foundation, è che niente sarà come sembra. Il collettivo di scrittura italiano ha una breve ma distinta tradizione di imprevedibilità, convenzioni mandate all'aria e strategie per convincere i lettori a guardare la storia alla moviola e in controcampo. </p>Il loro terzo romanzo Manituana racconta la guerra d'indipendenza americana dalla parte degli sconfitti - le Sei Nazioni irochesi - e impiega tutti gli stratagemmi e congegni narrativi familiari a chi ha letto le opere precedenti: narrazioni confliggenti, false piste, giochi elaborati e opposte propagande. Condito dall'inizio alla fine con uno sguardo neo-marxista che solleva molte più domande che risposte, Manituana è una lettura illuminante, che a volte fa arrabbiare ma è sempre rinvigorente.<br />
<br>Allo stesso modo, un'intervista ai Wu Ming è lungi dall'essere un evento ordinario. Anche perché ha luogo via e-mail, un po' per venire incontro al gruppo e alla sua sfiducia per i vecchia media manipolatori, ma anche perché nel cyberspazio Bologna e Glasgow risultano molto meno distanti.<br>L'etica di Wu Ming è legata alla beffarda tradizione novecentesca del "terrorismo artistico" e all'idea che i "vecchi" media siano essenzialmente superficiali, ambivalenti e ossessionati da ciò che è futile. I Wu Ming rifiutano di farsi filmare o fotografare dai media, e si identificano con numeri (al momento sono in 4, Wu Ming 1, 2, 4 e 5; la casacca n.3 è stata ritirata di recente quando un membro ha lasciato la band). Nonostante questo, sono ben lontani dal vivere reclusi: viaggiano per il mondo per promuovere i loro libri e curano con diligenza il loro sito web, <a href="http://www.wumingfoundation.com">wumingfoundation.com</a>, dove tutta la loro narrativa è scaricabile gratis.<br><br />
<br>Per due settimane Wu Ming 1 ed io ci siamo spediti oltre 4500 parole su guerra, letteratura, cognizione e percezione della realtà, calcio e i motivi per cui non si dovrebbe mai definire Wu Ming un gruppo anarchico. Attenzione, a seguire ci sono alcuni spoiler; nessuna rivelazione clamorosa, ma se non volete sapere come finisce la guerra d'indipendenza americana o cosa succede a Dread Jack, smettete di leggere adesso.
				]]></description>
		    <pubDate>Tue, 05 Jan 2010 00:00:00 GMT</pubDate>
		</item>
			<item>
		    <guid>http://www.manituana.com/documenti/0/8382</guid>
		    <title><![CDATA[The Guardian: 'Più dickensiani di Dickens']]></title>
		    <link>http://www.manituana.com/documenti/0/8382</link>
			<dc:subject></dc:subject>
			<description>
				<![CDATA[
				<i>Recensione di Todd McEwen, 7 novembre 2009</i><br />				<br>Forse i romanzi di Wu Ming (cinese per "anonimo" o "cinque persone") sono i migliori mai scritti in gruppo. Quasi tutti i tentativi del genere avevano come scopo scrivere brutti libri (<i><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Naked_Came_the_Stranger">Naked Came the Stranger</a></i>? L'orrore! L'orrore!). I Wu Ming, invece, spremono dal romanzo popolare tutto lo spremibile in termini di furibonda e incisiva avventura. I loro libri sfrigolano di una sorta di jazz sinistrorso e sono linguisticamente e culturalmente fichi, sagaci nell'uso della storia e scritti col cuore in mano, esibito senza remore.<br />
<br />
<i>54</i>, ambientato nell'Italia del Dopoguerra, era pieno zeppo di esilaranti, sorprendenti commistioni di realtà storica e fiction. <i>Manituana</i> è, in superficie, una storia più lineare, quella dell'istruito ed enigmatico Joseph Brant (leader dei Mohawk durante la rivoluzione americana), di sua sorella Molly (che "sogna con grande forza") e - questo il tema cruciale - di come l'umanità ha perduto la lega delle Sei Nazioni. Dopo le guerre franco-indiane, vi fu un periodo di cooperazione tra nativi americani e inglesi. William Johnson, capo del Dipartimento Indiano, sperava che nella splendida Mohawk Valley ci fosse "spazio per tutti". I Wu Ming pensano a quel luogo e a quell'epoca come a "Irochirlanda", una troppo breve stagione di convivenza fra tribù del vecchio e del nuovo mondo. Raccontano questa storia triste e particolare e la descrivono come il violento smembramento di una società poliglotta da parte di un'altra.<br />
<br />
"Manituana" sono le Mille Isole del fiume San Lorenzo, un paradiso, mitico luogo di nascita della lingua mohawk. La narrazione di Wu Ming è particolarmente attenta alle lingue: il mohawk, l'olandese e il tedesco della New York coloniale, la parlata dei cockney e quella della Corte di St. James... Shaun Whiteside traduce in modo abile e sapiente le molte voci e il ventriloquismo di questo romanzo, a parte i dubbi sul fatto che un picchio, per quanto onnisciente spirito mohawk, conosca la parola <i>fo'c'sle</i> [castello di prua]. Wu Ming esplora con arguzia la collisione tra lingue indiane ed europee: "Nella lingua dell'impero, ogni causa era seguita da una conseguenza... Al contrario, la lingua dei Mohawk era piena di dettagli, attraversata da dubbi, rifinita da continui aggiustamenti. Ciascuna parola si protendeva e allungava per catturare ogni possibile senso." Queste sono rappresentazioni impressionanti di come potevano funzionare le menti di Joseph e Molly Brant, dense di energia e di immagini mohawk, e allo stesso tempo ferrate nelle idee occidentali. E  non si scontrano solo le lingue, ma anche le superstizioni. In fondo, cos'è la "civiltà" se non l'insieme delle superstizioni che ci mettono a nostro agio?<br />
<br />
<i>Manituana</i> si srotola - e affascina - come un vecchio film di Hollywood, evitando i difetti consueti nei romanzi storici. Non c'è una sola lungaggine, le descrizioni della rutilante natura americana sono degne di Washington Irving e immerse in un freddo autunnale pungente come una strofa di Longfellow o un bosco dipinto da Remington. La storia è regolata dal senso del tempo degli indiani, scandita dal ritorno dell'autunno, ma gli eventi si sviluppano e vengono comunicati a una velocità stupefacente: la sete di sangue insegue i messaggeri nelle foreste e  - grazie alle dense e potenti visioni telepatiche di Molly - Brant e il suo compagno Lacroix apprendono il destino del loro popolo prima che si compia, benché Brant si rifiuti di accettarlo.<br />
<br />
Come in <i>54</i> la violenza (che c'è e lascia attoniti) è una forza naturale ma anche sovrannaturale. La destrezza di Lacroix con il tomahawk è descritta come in un vecchio libro per ragazzi, ma i Wu Ming aggiungono l'inconcepibile caos dei videogame: "Il colpo gli staccò la testa di netto e la fece volare lontano... il panico gli impedì di sparare dritto e si ritrovò le budella tra i piedi, le mani che annaspavano nel tentativo di trattenerle... Quando il tomahawk gli spezzò il braccio con un rumore secco rimase immobile a contemplare l'arto che pendeva dalla spalla..."<br />
<br />
Brant era una figura complessa, massone e proprietario di schiavi, fatti su cui i Wu Ming, per loro esigenza, non si soffermano. Del resto, chi rimane un eroe fino all'ultimo? Quando la guerra volse a favore dei coloni, Brant era ormai diventato, come scrivono i Wu Ming, "ubiquo", intento al compimento, contro la propria volontà, del proprio destino di eroe. Sul sentiero di guerra contro europei che erano stati suoi vicini di casa, era ormai divenuto "l'indiano più odiato dai tempi di Pontiac". Il generale George Washington diede ordine di assoggettare le Sei Nazioni e di distruggere i loro villaggi e raccolti.<br />
<br />
Ad ogni modo, nel 1775 Brant credeva ancora che gli inglesi avrebbero salvato gli indiani. Viaggiò fino a Londra per un'udienza con Giorgio III. Questa parte di romanzo vira sull'osservazione storica e gioca con essa: come in una folle vignetta di Gillray, il pubblico del teatro di Drury Lane resta a bocca aperta quando Lacroix suggerisce un verso mancante di <i>Romeo e Giulietta</i>. Quel nido di serpi che è la corte viene descritto con anatomica brutalità. I malvagi affaristi prediletti dai Wu Ming sono descritti nella maniera più irritante. Il loro leccapiedi scribacchino da tabloid è disgustosamente attuale. Un'intraprendente gang di teppisti "Mohocks" dell'East End invia a Brant una lettera in cui descrive l'angoscia e l'oppressione dei poveri di Londra paragonandola a quella che attende gli indiani. La gang chiede di essere riconosciuta come Settima Nazione Irochese. Durante un sontuoso ricevimento in onore di Brant, alcuni faceti pirotecnici italiani colgono l'occasione per farsi beffe degli inglesi: un "castello" georgiano va a fuoco e dalle fiamme si innalza un'austera piramide massonica, raggelante segno premonitore del piano che hanno per l'America i capitalisti, quelli che abbiamo visto sussurrare nel buio. Il piano che si è affermato, ovvio.<br />
<br />
Mentre va in giro per una Londra che lo disgusta adesso che l'ha vista tutta intera, Brant [no, è Lacroix, N.d.R.] si imbatte in una famiglia povera, tanto indebolita dalla fame che non riesce a seppellire il suo figlioletto morto. Il capo mohawk offre la sua prestante schiena per scavare la fossa, e per tutta ricompensa viene insultato in quanto cattolico. I Wu Ming sono ormai più dickensiani di Dickens, e quando leggerete questo romanzo, a un certo punto avvertirete un sommesso ronzio. E' James Fenimore Cooper che si rigira nella tomba.<br />
<blockquote><a href="http://www.kent.ac.uk/english/people/profiles/mcewen.html">Todd McEwen</a> è autore di <i>Who Sleeps With Katz</i>, edito da Granta.</blockquote><br />
<a href="http://www.manituana.com/documenti/0/8382/EN"><b>Testo inglese qui</b></a>.<br />
<p></p>
				]]></description>
		    <pubDate>Sat, 07 Nov 2009 00:00:00 GMT</pubDate>
		</item>
			<item>
		    <guid>http://www.manituana.com/documenti/0/8381</guid>
		    <title><![CDATA[The Independent: 'Possano trascorrere molte lune prima che vediamo la fine di questi misteriosi mohicani']]></title>
		    <link>http://www.manituana.com/documenti/0/8381</link>
			<dc:subject></dc:subject>
			<description>
				<![CDATA[
				<i>Fenomenale recensione di Boyd Tonkin, 6 novembre 2009</i><br />				<br>Come progetto letterario, di primo acchito sembra una trovata ridanciana, in un ambito di iniziative beffarde a metà tra i Monty Python e i Sex Pistols. Nel 2000, un quartetto di burloni e agitatori culturali di Bologna pubblicò <i>Q</i>, romanzo storico di avventure e idee ambientato nel XVI secolo. Come loro primo nomignolo scelsero "Luther Blissett". Scelta alquanto improbabile, il nome di un attaccante del Watford che, durante una permanenza in Italia per giocare nel Milan, fu vittima di ingiurie razziste. La reazione del vero Blissett fu di perplessità. In seguito, il gruppo reclutò altri anonimi scrittori, e per la nuova incarnazione scelse il nome "Wu Ming", anonimo in mandarino, sotto il quale ha continuato a sviluppare la sua incomparabile narrativa storica, pubblicando in inglese anche <i>54</i>.<br />
 <br />
Il più grande e suggestivo risultato di questa congrega è l'aver prodotto romanzi di vera originalità e godibilità. Come ci riescono? La risposta ufficiale parla delle solide virtù del lavoro collaborativo, con ciascun passaggio scritto da un singolo sottoposto all'attenta revisione degli altri membri fino a ottenere una stesura che soddisfi l'intera banda. Qualunque sia la formula nascosta, una misteriosa alchimia ha fatto di Q una tambureggiante, stratificata saga di dissenso protestante e congiure di stato nell'Europa dei primi decenni della Riforma (fans di <i>Wolf Hall</i> di Hilary Mantel, acchiappatelo subito!). Quanto a <i>54</i>, in qualche modo metteva insieme l'ambiente criminale italiano, gli intrighi della guerra fredda, il fallimento dell'idealismo postbellico in Jugoslavia e uno squisito cameo di Cary Grant.<br />
<br />
Ora <i>Manituana</i> ci riporta al 1775, sulle terre indiane della lega delle "Sei Nazioni", nelle colonie britanniche in Nord America. Spostando ancora una volta la lente della storia ufficiale per mettere a fuoco personaggi e movimenti marginali o dimenticati, i Wu Ming raccontano la ribellione montante nelle colonie, principalmente dal punto di vista del popolo mohawk fedele a re Giorgio III, "Grande Padre Inglese" di là dal mare. Al centro di una narrazione vasta e cinematografica - carrellata di bozzetti di vita indiana, scene di battaglia autenticamente spaventose, manovre diplomatiche nelle alte sfere e addirittura uno straordinario intermezzo a Londra - si erge Joseph Brant, capo di guerra realmente esistito. Leader dei Mohawk per capacità anziché per lignaggio, Brant ha forgiato una lunga e salda alleanza con il ramificato clan di Sir William Johnson, il "sovrintendente" (irlandese e cattolico) degli affari indiani per conto della Corona.<br />
<br />
La nidiata mista di Sir William (parenti e seguaci mohawk, meticci ed europei) difende la difficile e precaria armonia della confederazione irochese dalle incursioni dei coloni bianchi in rivolta, intenzionati a "spezzare l'equilibrio". Gli autori revisionano con brio la storiografia ortodossa e presentano i Mohawk come vittime di ribelli ipocriti e razzisti che marciano sotto la scritta "Civiltà o morte a tutti i selvaggi". Tuttavia, non vi è alcun compiacimento né faciloneria nel modo in cui vengono capovolti due secoli e più di banalità da libro di scuola o da grande schermo.<br />
<br />
A dispetto del loro status di outsider, Brant e il suo popolo si mantengono fedeli al patto e appoggiano la Corona. Guerrieri indiani e cattolici irlandesi e delle Highlands combattono insieme per re Giorgio, "papisti e pagani" come "due tribù in maschera". Combattono, nonostante l'equivocità e i cedimenti dei britannici. Una schermaglia sanguinosa e pittoresca dopo l'altra, la "Lunga casa" delle nazioni indiane inizia a sfasciarsi sotto l'urto dei ribelli. George Washington e la sua rappattumata banda di avventurieri, razziatori e bigotti - così lontani dagli integerrimi eroi della più radicata mitologia americana - cercano di affogare un'antica cultura in "laghi di lacrime e fiumi di sangue".<br />
<br />
Quel che salva i Wu Ming dai sentimentalismi romantici è la caratteristica raffinatezza con cui mettono in scena le idee politiche e il loro impatto su parole e azioni. Philip, un prigioniero francese cresciuto indiano e divenuto il più feroce guerriero mohawk, legge Voltaire e Rousseau e ricorda a una condiscendente nobildonna che "molte cose europee circolano nelle foreste americane". Nell'esplorare questo mondo già ibrido, <i>Manituana</i> smantella le illusioni sul "buon selvaggio" nello stesso modo sagace con cui mette in crisi le solite trombonate patriottiche sul 1776 etc.<br />
<br />
Una virtuosistica sezione centrale (anch'essa basata su eventi realmente accaduti) ci mostra Brant, Philip e il genero di Sir William Johnson in missione a Londra, dove puntano a rafforzare l'alleanza paritetica tra gli indiani e la Corona. Esibito come "animale da cerimonie" in saloni e palazzi, Brant viene anche a contatto con l'esistenza squallida e disperata dei poveri della capitale. In uno sfoggio pirotecnico di argot ladronesco e gerghi di strada - elettrizzante picco dell'agile ma sottile traduzione di Shaun Whiteside - i cosiddetti "Mohocks di Soho" (davvero esistiti) anticipano la mesta sorte da sottoproletari che in tutto il mondo attende i popoli tradizionali sconfitti. A volte i Wu Ming innestano sugli eventi di ieri le preoccupazioni di oggi, come quando Philip ha la visione di "una Londra grande come il mondo", in cui l'individualismo liberista ha fagocitato il pianeta e le sue comunità un tempo fiere. <i>Manituana</i>, comunque, si tiene quasi sempre alla larga dagli anacronismi, e intanto ci restituisce la vorticosa, affollata e riccamente arredata storia di un prezioso modo di vivere e pensare. <br />
<br />
Quanto ai Wu Ming e alla loro affascinante congrega di narratori, possano trascorrere molte lune prima che vediamo la fine di questi misteriosi mohicani.<br />
<br />
<b><a href="http://www.manituana.com/documenti/0/8381/EN">Testo inglese qui</a></b>.<p></p>
				]]></description>
		    <pubDate>Sat, 07 Nov 2009 00:00:00 GMT</pubDate>
		</item>
			<item>
		    <guid>http://www.manituana.com/documenti/0/8378</guid>
		    <title><![CDATA[ Manituana  in Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti]]></title>
		    <link>http://www.manituana.com/documenti/0/8378</link>
			<dc:subject></dc:subject>
			<description>
				<![CDATA[
				<i>Rassegna stampa con riflessione, da Giap n.2, X serie, 14 ottobre 2009</i><br />				<br>Mica ce l'aspettavamo.<br><br />
<br />
Per carità, <span style="font-style: italic;">Manituana</span><br />
era andato bene anche in Italia, però con luci e ombre, amori e<br />
rancori. <br><br />
<br />
Da un lato <span style="font-style: italic;"></span>è<br />
- di gran lunga - il nostro romanzo più venduto nel primo<br />
anno<br />
di presenza in libreria (e quello che è arrivato più in alto in<br />
classifica: una settimana fu addirittura al quarto posto assoluto!);<br />
<br />
dall’altro, è il romanzo collettivo con l’indice di gradimento<br />
più<br />
basso tra i lettori forti che si esprimono in rete (abbiamo preso come<br />
campione i commenti su Anobii o su IBS), e anche quello che ha generato<br />
più commenti del tipo: “I Wu Ming con me hanno chiuso” etc. <br><br />
<br />
<br />
Non abbiamo ancora capito perché, ma certi hanno preso l'uscita di quel<br />
libro quasi come un affronto personale. <br><br />
<br />
<br />
Attendevamo le uscite all'estero per capire meglio.<br>
				]]></description>
		    <pubDate>Tue, 20 Oct 2009 00:00:00 GMT</pubDate>
		</item>
			<item>
		    <guid>http://www.manituana.com/documenti/0/8376</guid>
		    <title><![CDATA[CounterPunch (USA):  Manituana  romanzo quartomondista]]></title>
		    <link>http://www.manituana.com/documenti/0/8376</link>
			<dc:subject></dc:subject>
			<description>
				<![CDATA[
				<i>Ron Jacobs recensisce il nostro libro su uno degli organi più seguiti della sinistra radicale americana</i><br />				<br>Immaginate un romanzo storico su una confederazione di nazioni indigene poste di fronte alla perdita delle loro terre per mano di coloni europei. Ora immaginate quegli stessi coloni in rivolta contro il governo centrale, per via delle sue pretese di restringere e tassare il commercio delle colonie. In questo quadro, che ne è dei popoli indigeni? Dovrebbero schierarsi con il governo d'oltremare, che in fondo li ha trattati con un po' di quel rispetto che ci si attende da uomini onorevoli, oppure dovrebbero stare coi coloni, proprio quelli che stanno rubando le loro terre? In fin dei conti, tanto il governo quanto i ribelli sono parte del progetto originario, cioè stabilire la propria presenza su una terra che appartiene ad altri.<br />
<br />
Ora immaginate che questo romanzo sia scritto da un collettivo di scrittori italiani. Vi sembra un'ipotesi estrema? Un progetto irrealizzabile? Sicuri?<br />
<br />
Lasciate che vi parli di <i>Manituana</i>. E' una storia che si svolge nella nazione Mohawk, negli anni '70 del Settecento. Joseph Brant, la sua famiglia, i suoi amici e i suoi nemici sono i personaggi principali. La Corte d'Inghilterra e un gruppo di papponi londinesi che si travestono da indiani sono i comprimari. Brant, di fronte alle minacce di coloni aggressivi e pieni d'odio per gli indiani, intenti a rubare un pezzo alla volta la terra dei Mohawk e di altre tribù della confederazione irochese, e di fronte alla defezione di alcune nazioni e singoli membri della confederazione che decidono di schierarsi coi ribelli americani contro la Corona, si mette in viaggio per negoziare l'appoggio del re al suo popolo, in cambio dell'alleanza contro i ribelli. Del suo entourage fanno parte il grande guerriero Philip Lacroix, detto anche Ronaterihonte, Peter Johnson (figlio dell'irlandese William Johnson e della sciamana mohawk Molly Brant) e il prigioniero Ethan Allen, uno dei primi ribelli americani ad attaccare le terre della confederazione. Dopo aver ottenuto l'appoggio della Corona e aver assistito ai comportamenti insensati e corrotti dell'aristocrazia, il gruppo torna in America per affrontare i ribelli in battaglia. Da qui in avanti, questa è una storia di guerra e di esodi, e della morte e miseria che sempre accompagnano quei fenomeni.<br />
<br />
<i>Manituana</i> è un autentico romanzo quartomondista. Schiera i popoli aborigeni contro coloro che sono venuti a colonizzarli. E' la storia delle molte nazioni indigene che esistettero sul continente americano prima che gli europei venissero a distruggerle. E' la storia dell'India e del Raj britannico, ed è la storia del popolo algerino colonizzato dalla repubblica francese. E' anche la storia di Israele e dell'etnicizzazione che ha trasformato la Palestina in uno stato coloniale occidentale. In breve, è la storia di tutti i popoli che hanno visto la loro terra espropriata da un popolo europeo, tanto impegnato a impadronirsene quanto chi ci abitava era impegnato a resistere. E' anche la storia di come i popoli indigeni americani siano stati manipolati dagli europei per i loro fini. Questa situazione la vediamo anche oggi: il conflitto sciiti-sunniti in Iraq e gli scontri tribali in Afghanistan sono solo i primi esempi che vengono in mente. <i>Manituana</i> evoca la pericolosa tracotanza di chi si sente chiamato a dominare il mondo.<br />
<br />
Quando uno pensa che questo romanzo è stato composto da un collettivo, potrebbe avere qualche esitazione. Il progetto sembra irrealizzabile. Questo gruppo di cinque scrittori italiani che vivono a Bologna e si fanno chiamare Wu Ming ha scritto altri due romanzi collettivi e anche opere individuali. Entrambi i romanzi di gruppo hanno avuto successo di critica e uno, <i>Q</i>, è entrato nelle classifiche dei best-seller. Anche <i>Manituana</i> è entrato nella top ten della classifica italiana. <br />
Interessante quanto le loro opere, il collettivo al momento è composto da Roberto Bui (Wu Ming 1), Giovanni Cattabriga (Wu Ming 2), Federico Guglielmi (Wu Ming 4) e Riccardo Pedrini (Wu Ming 5).  Si considerano parte del movimento letterario italiano New Italian Epic, e vengono dalla tradizione politico-beffarda del fenomeno d'avanguardia Luther Blissett. Battezzato col nome del primo calciatore bianco italiano, il movimento Luther Blissett (se così si può definire) fu attivo dalla metà degli anni Novanta fino al 1999, quando in tutto il mondo i suoi membri commisero un "seppuku" simbolico. <br />
<br />
Benché Wu Ming appaia spesso in pubblico e abbia collaborato a film e a un album del gruppo rock italiano Yo Yo Mundi, i membri si rifiutano di essere fotografati e ritengono che il culto dell'autore distolga l'attenzione dalla parola scritta. ""Una volta che lo scrittore diventa un volto", hanno dichiarato in un'intervista del 2007, "comincia una ridda cannibalica... La foto testimonia la mia assenza... Al contrario la mia voce, con la sua grana, con i suoi accenti, con la sua dizione imprecisa, le sue tonalità, ritmo e pausa, tentennamenti, è la testimonianza di una presenza anche quando non ci sono."<br />
<br />
Primo romanzo di una trilogia che Wu Ming chiama il Trittico Atlantico, <i>Manituana</i> non mostra segni di sutura, e la traduzione è impeccabile. Questo libro esemplifica cosa intendono i librai quando parlano di "literary fiction" [più o meno: narrativa di alto livello]. E' una storia di qualità che include personaggi complessi, molta azione, un'ambientazione curata e coerente, e concetti provocatori, tutti presentati in forma narrativa.<br />
<br />
<b><a href="http://www.counterpunch.org/jacobs10022009.html">Qui il testo originale inglese.</a></b><br />
<blockquote><b>Ron Jacobs</b> è l'autore di <i>The Way the Wind Blew: a history of the Weather Underground</i>, di un saggio sul leader IWW Big Bill Broonzy e del romanzo <i>Short Order Frame Up</i>. Per contatti: rjacobs3625@charter.net</blockquote>
				]]></description>
		    <pubDate>Mon, 05 Oct 2009 00:00:00 GMT</pubDate>
		</item>
			<item>
		    <guid>http://www.manituana.com/documenti/0/8375</guid>
		    <title><![CDATA[Su Bookslut (USA), una delle migliori recensioni che un nostro libro abbia mai avuto]]></title>
		    <link>http://www.manituana.com/documenti/0/8375</link>
			<dc:subject></dc:subject>
			<description>
				<![CDATA[
				<i>di Jacob Silverman, Bookslut.com, 4 settembre 2009</i><br />				<br>E' difficile per un romanzo sugli indiani d'America negli anni della rivoluzione americana essere meno che elegiaco. Certo, un libro del genere può essere anche molte altre cose, ma quell'epoca fu particolarmente dura per gli indiani. Le Sei Nazioni della confederazione irochese - la confederazione indiana dominante nelle colonie - furono costrette a una scelta lacerante tra i coloni ribelli e i loro ex-alleati britannici. La guerra mandò in frantumi la confederazione, recidendo un legame che aveva mantenuto la pace per centinaia d'anni. La guerra rivoluzionaria fu tragica per gli irochesi anche perché fu una guerra non voluta, che li obbligò a una scelta di campo e distrusse una relativamente idillica comunità mista di nativi e coloni bianchi che vivevano nella Mohawk Valley, colonia di New York, a est del Lago Ontario. 
				]]></description>
		    <pubDate>Mon, 05 Oct 2009 00:00:00 GMT</pubDate>
		</item>
			<item>
		    <guid>http://www.manituana.com/documenti/0/8374</guid>
		    <title><![CDATA[Le Matricule des Anges (FR) recensisce Manituana]]></title>
		    <link>http://www.manituana.com/documenti/0/8374</link>
			<dc:subject></dc:subject>
			<description>
				<![CDATA[
				<i>Dal mensile letterario francese, numero 106, settembre 2009.</i><br />				<br><b>Valle d'armi</b>* <br />
<i>Magistrale e palpitante, la nuova opera collettiva della banda di Bologna sancisce la resurrezione dell’epica nel romanzo europeo.</i><br />
<br />
I Wu Ming, in pochi anni di attività sulla scena italiana, sono diventati i sostenitori del genere. <br />
<i>Q</i> - per quanto mal recepito in Francia, contrariamente agli altri paesi europei - aveva già dimostrato il loro brio nel dipingere affreschi storici accattivanti e solidi, scritti in una lingua  fertile, tonica, che si nutre della potenza originaria dei miti.<br />
<i>Manituana</i> appartiene a questo filone e porta incontestabilmente il marchio di fabbrica del gruppo: rappresentare in maniera accessibile ciò che è complesso, utilizzare “la narrazione come tecnica di lotta”, restituire all’epopea i suoi titoli di nobiltà, risvegliare la forza evocatrice degli archetipi che ci governano - per renderci più consapevoli del mondo nel quale viviamo.<br />
Scritto tra il 2003 e il 2007 - avendo in mente le ricadute dell’11 settembre, le manovre di Bush per giustificare l’invasione dell’Irak, l’intervento in Afghanistan, le torture di Abu Ghraib - questo primo volume di un prossimo <i>trittico atlantico</i>, esplora con raffinatezza l’origine dei mondi che conosciamo, dei miti che sono serviti a forgiarli, e la loro permanenza nel nostro spirito.<br />
E’ dunque all’America che i cinque compari hanno deciso di mirare, quella che senz’altro fu, prima di cristallizzarsi nella sua leggenda pura e dorata.<br />
All’ombra tutelare di Hendrik, gran sachem ricevuto nel 1710 alla corte del Re d’Inghilterra, la nazione irochese tenta di conciliare l’integrità della Lunga Casa e delle sue Sei Nazioni con la lealtà alla Corona, minacciata prima dalla guerra dei Sette Anni contro i francesi, e poi dai “ribelli del Massachusetts”. Eruditi, convertiti ai rituali cristiani, gli indiani Mohawk erano il ponte tra due mondi, quando il meticciato costituiva il pilastro della società nascente. Philip Lacroix, <i>Le Grand Diable</i>, guerriero taciturno e fervente lettore di Shakespeare; Molly, <i>madre della nazione</i>, seconda sposa di Sir William Johnson, <i>Warraghiyagey</i>, Colui che Conduce Grandi Affari, irlandese incaricato dal re delle questioni indigene; Joseph Brant, esperto traduttore, promosso principe nel suo viaggio a Londra, destinato a <i>inchiodare i bianchi alle loro promesse</i>, la giovane Esther, erede dei poteri divinatori di Molly, e Peter, meticcio melomane, tentano tutti, negli otto anni critici tra il 1775 e il 1783, di preservare il mondo “costruito con Hendrick”.<br />
Tra la nostalgia del paradiso perduto, simboleggiata dalla favola di Manituana, <i>il giardino al centro dell’acqua</i>, e le tensioni provocate dalla conquista di terre  a ovest degli Appalachi, l’Irochirlanda di sir William, utopia meticcia della quale fa parte il villaggio Mohawk di Canajoharie, si disgrega, con la sparizione delle “leggi intime e non scritte” , per lasciare il posto al formalismo, con le sue rigidità e assurdità, sotto l’egida di Guy Johnson. “Il richiamo all’unità delle Sei Nazioni, stava in equilibrio su un’ordinata catasta di sfumature. L’inglese ne disperse otto su dieci. Quel che rimase convinse i bianchi”<br />
Orrore e compassione percorrono le schiere delle due fazioni, e nessuno si salva dalla propria natura umana - i bianchi “mostri che nemmeno Linneo sarebbe capace di classificare” non sono da meno degli indiani nel commettere barbarie. Ma non è questo il nocciolo del romanzo, quanto piuttosto afferrare meglio le dinamiche che si incrociano e si scontrano, oggi come ieri, e vengono a patti con l’effimero, fonte di ogni equilibrio. <br />
Sotto la penna di questi narratori emeriti, l’entropia della Storia disfa i legami, secondo le traiettorie incrociate di Irochesi, Scozzesi, Irlandesi, Tedeschi, Inglesi, e ci porta dalle foreste e dalle anse della valle del fiume Mohawk, ai bassi fondi e ai salotti londinesi, in un riverbero di linguaggi, giocando coi registri e le sintassi, alternando azioni mozzafiato e ritratti minuziosi di personaggi storici.<br />
Sorretto da una notevole documentazione, resa disponibile sul sito dedicato - i Wu Ming praticano il copyleft e l’opensource - <i>Manituana</i> è un romanzo d’avventura degno di uno Stevenson che decidesse di sancire, con gioia e humor, emozione e lucidità, la fine di ogni separazione tra politica e cultura.<br />
<blockquote>*NdT: gioco di parole tra “Vallée des Armes” e “Vallée de Larmes”, valle di lacrime</blockquote><br />

				]]></description>
		    <pubDate>Wed, 30 Sep 2009 00:00:00 GMT</pubDate>
		</item>
			<item>
		    <guid>http://www.manituana.com/documenti/0/8373</guid>
		    <title><![CDATA[The  Manituana  international tour, September - November 2009]]></title>
		    <link>http://www.manituana.com/documenti/0/8373</link>
			<dc:subject></dc:subject>
			<description>
				<![CDATA[
				<i>France, the UK and the US</i><br />				
				]]></description>
		    <pubDate>Sun, 13 Sep 2009 00:00:00 GMT</pubDate>
		</item>
			<item>
		    <guid>http://www.manituana.com/documenti/0/8372</guid>
		    <title><![CDATA[Le Monde. Con i Mohawk, la storia dalla parte dei vinti]]></title>
		    <link>http://www.manituana.com/documenti/0/8372</link>
			<dc:subject></dc:subject>
			<description>
				<![CDATA[
				<i>Recensione del 27 agosto 2009</i><br />				<br>di <b>Fabio Gambaro</b><br />
<br />
Wu Ming ama la storia dei vinti, specialmente le sue pagine meno conosciute. Il sorprendente collettivo italiano (cinque autori nascosti dietro lo pseudonimo cinese che significa “senza nome” oppure “cinque nomi”, a seconda della pronuncia) lo aveva già dimostrato con <i>Q</i>, sorta di <i>polar</i> avventuroso sullo sfondo delle rivolte contadine del 16esimo secolo.<br />
<br />
Oggi, Wu Ming conferma questa predilezione pubblicando <i>Manituana</i>, romanzo ricco e rigoglioso, che affronta un momento-chiave della nascita della nazione americana, nella seconda metà del 18esimo secolo, quando i coloni inglesi, dopo aver combattuto contro i francesi, decisero di rendersi indipendenti dalla corona d'inghilterra. Un episodio movimentato, raccontato dal punto di vista degli indiani Mohawk, spiriti liberi e valorosi , che faranno le spese di quella guerra d'indipendenza, perdendo la loro terra. Di fatto, insieme alle altre nazioni irochesi alla frontiera con il Canada, costoro scelsero “la parte sbagliata della storia”, quella dei perdenti, in questo caso gli inglesi rimasti fedeli a re Giorgio III.<br />
<br />
A partire da fatti e personaggi reali, e sempre con grande cura del contesto e dei dettagli, i cinque autori di Wu Ming ricorrono a un montaggio molto ben riuscito per evocare con brio gli eventi che, dal 1775 al 1779, portarono la guerra e la distruzione in Manituana, “il giardino del grande spirito”, dove i Mohawk vivevano in pace e avevano persino costruito relazioni feconde coi coloni. Del resto, i protagonisti del romanzo sono sovente personaggi meticci, a cavallo tra due culture e due mondi, come Joseph Brant Thayendanega, l'interprete mohawk che diventa capo di guerra, o Philippe Lacroix Ronaterihonte, guerriero leggendario, ma anche grande lettore di Shakespeare. Senza dimenticare il giovane Peter Johnson, figlio del commissario britannico agli affari indiani, e Molly Brant, indiana dai poteri soprannaturali. Per tentare di salvare la loro terra e la loro libertà, combatteranno con intelligenza e ferocia, ma partiranno anche per l'altra riva dell'Atlantico, a Londra, per far sentire la loro voce al cospetto del re e nella società inglese.<br />
<br />
Nelle pagine del collettivo italiano - secondo cui lo scrittore è "un artigiano della narrazione" alle prese coi percorsi collettivi e la rielaborazione dei miti -, la storia non è mai semplice né riducibile a schemi preconcetti. <i>Manituana</i>, che ibrida e felicemente reinventa romanzo d'avventura e romanzo storico, non ci mostra indiani buoni da una parte e bianchi cattivi dall'altra. La realtà è molto più intricata e complessa, e tutti i personaggi hanno il loro lato in ombra, le loro debolezze, le loro contraddizioni. Nessuno è mai totalmente innocente né esclusivamente colpevole. La legittima battaglia per la libertà e l'indipendenza degli uni può portare alla perdita della libertà e indipendenza degli altri. Ciò rende ancor più forte e straziante quest'epopea tragica che mostra la scomparsa di un mondo e la nascita di un altro.<br />
<br />
<a href="http://www.manituana.com/documenti/0/8372/FR">Il testo originale è qui</a>.<br><br />

				]]></description>
		    <pubDate>Mon, 31 Aug 2009 00:00:00 GMT</pubDate>
		</item>
			<item>
		    <guid>http://www.manituana.com/documenti/0/8371</guid>
		    <title><![CDATA[ Publishers Weekly  (USA) su  Manituana ]]></title>
		    <link>http://www.manituana.com/documenti/0/8371</link>
			<dc:subject></dc:subject>
			<description>
				<![CDATA[
				<i>La primissima recensione statunitense, agosto 2009. Fiction Book Reviews, 8/24/2009</i><br />				Dopo aver affrontato la guerra fredda per il tramite di Cary Grant in <i>54</i>, Wu Ming - il collettivo di scrittura di Bologna, Italia – ambienta la sua terza produzione nel mezzo del conflitto radicale tra Impero britannico e colonie americane, nel tardo XVIII secolo. Dopo una serie di manovre ambigue finalizzate a destabilizzare e spossessare la nazione Mohawk, il capo di guerra mohawk Joseph Brant deve decidere da che parte stare, mentre la milizia coloniale già marcia attraverso il Massachusets verso il Canada, per affrontare i britannici. Mentre il tumulto aumenta e produce riverberi nella valle del fiume Mohawk, Brant - insieme alla sua famiglia, il suo compagno cacciatore Philip Lacroix e un immenso convoglio di guerrieri - parte per un viaggio segnato dalla sventura e da sanguinosi attacchi ribelli. Dai fiumi in secca nei pressi di Fort Stanwix alla fatidica cattura di Ethan Allen a Montreal, fino alle strade di Londra, al volgere del 1777 è l'angoscia a prevalere, mentre il gruppo si sbanda nel tentativo di evitare l'imminente sconfitta. Pur essendo un'opera più pesante e densa rispetto alle precedenti di Wu Ming (che erano più accattivanti), il vivido scenario, i personaggi ben costruiti e la nitida traduzione risultano immensamente soddisfacenti. La storia prosegue sul sito web del collettivo, dove i lettori sono apertamente invitati a contribuire.<br />

				]]></description>
		    <pubDate>Wed, 26 Aug 2009 00:00:00 GMT</pubDate>
		</item>
			<item>
		    <guid>http://www.manituana.com/documenti/0/8369</guid>
		    <title><![CDATA[Recensioni francesi: Le Nouvel Observateur ed Evene.fr]]></title>
		    <link>http://www.manituana.com/documenti/0/8369</link>
			<dc:subject></dc:subject>
			<description>
				<![CDATA[
				<i>Recensioni, agosto 2009</i><br />				<br><b>[<i>Le Nouvel Observateur</i>, "Livres: en vitrine", 19 agosto 2009:]</b><br />
<br />
Chi è Wu Ming? Da otto anni, sotto questo pseudonimo che significa "anonimo" in cinese, un gruppo di cinque giovani autori va tracciando nella letteratura italiana un solco profondamente originale. Oltre a portare avanti un'intensa attività multimediale, Wu Ming ha scritto numerosi best-seller dai soggetti ambiziosi, mescolando decine di personaggi reali e immaginari, trattando di momenti-cerniera nella storia mondiale, da <i>54</i>, non ancora tradotto in Francia, a <i>Manituana</i>, che il pubblico ha accolto con particolare calore. In quest'ultima opera, Wu Ming coniuga in modo felice il respiro delle grandi narrazioni epiche e i meccanismi coinvolgenti del romanzo d'appendice. Nel 1775, nella valle del fiume Mohawk, dallo splendore lirico del mondo meticcio battezzato "Irochirlanda", con le sue foreste e i laghi del nord-est americano, fino ai fasti grotteschi dei saloni aristocratici, passando per i bassifondi di Londra, attraverso personaggi femminili e maschili (fatti di leggenda eppure realmente esistiti) intrappolati tra due civiltà, il lettore è immerso in una saga sontuosa, dove la poesia è alleata della precisione nei dettagli. Dal gergo dei malviventi alla lingua sacra dei pellerossa alla "bella lingua" del XVIII secolo, Wu Ming ci restituisce una musica che miscela cornamusa scozzese e canti magici, per farci sentire meglio, al di là dei dibattiti che ancora oggi ci agitano, l'epopea della nascita di una nazione vista dai perdenti della storia: gli sconfitti nella guerra d'indipendenza degli Stati Uniti. Coi suoi personaggi coinvolgenti, come il capo di guerra Joseph Brant Thayendanega, Philip detto "Le Grand Diable" (guerriero Mohawk temuto da tutti e lettore di Shakespeare), Peter (adolescente pellerossa che suona il violino e combatterà nell'esercito del re), Esther che ha il dono della visione come sua zia Molly, madre delle nazioni irochesi, questo lato misconosciuto della storia statunitense entra nel novero dei racconti che non si abbandonano facilmente. <br />
<blockquote>Ed. Métailié (traduit de l'italien par Serge Quadruppani; 510 pages; 24 euros)</blockquote><br />
<div align="center">***</div><br />
<b>[Evene.fr, 13 août 2009:]</b><br />
<br />
Fin dalle prime righe, poiché oggi conosciamo già la sorte degli Indiani d'America, il testo è avvolto in un'aura di tragedia. La storia finirà male, il dramma è ineluttabile, la lotta perduta in partenza. Se da un lato ricorda l'esotismo delle opere di <b>James Fenimore Cooper</b>, dall'altro <i>Manituana</i> consegue un brillante rinnovamento del genere. Oltre il romanzo d'avventura, la nuova opera del quintetto italiano Wu Ming sceglie di raccontare la storia dei vinti, degli sconfitti durante la gestazione del nostro mondo moderno, testimoni di una direzione potenzialmente diversa, nei fatti divorata dalla storia. Disseminando lungo questa minuziosa ricostruzione storica una scintillante fantasia letteraria (fino alle stravaganze anacronistiche della sezione londinese, degne di <i>Arancia meccanica</i>), i cinque demiurghi erigono un universo lontano dal manicheismo che tradizionalmente dipinge gli indiani come selvaggi avidi di scalpi oppure come vittime ingenue dei crudeli coloni. Anziché concentrarsi sugli eventi storici o appesantire le pagine con descrizioni di battaglie, gli autori si affidano a capitoli lapidari, incisivi, per focalizzare sui personaggi, di una densità romanzesca addirittura tangibile. La tensione drammatica nasce dalle abili ellissi, o da scene capaci di riassumere in poche pagine una guerra durata lunghi anni. Indiani e occidentali collidono con violenza, e i Wu Ming si incaricano di mostrarlo per mezzo di un'opposizione di stili, <i>mise en abyme</i> formale e culturale dell'incontro tra due mondi. La parte centrale della narrazione, ambientata a Londra, consente invece di rimettere la guerra d'indipendenza americana in una prospettiva più ampia, integrandola in modo sottile dentro la storia globale. Commovente, coinvolgente dall'inizio alla fine, <i>Manituana</i> ha anche più di una risonanza contemporanea, come se nella guerra civile americana si ritrovasse l'origine di tutti gli odierni problemi d'integrazione e mondializzazione.<br />
<br />
<b><a href="http://www.manituana.com/documenti/0/8369/FR">I testi originali sono qui</a></b>.<br />
<br />
<p></p>
				]]></description>
		    <pubDate>Thu, 20 Aug 2009 00:00:00 GMT</pubDate>
		</item>
			<item>
		    <guid>http://www.manituana.com/documenti/0/8368</guid>
		    <title><![CDATA[Stewart Home pre-reviews Manituana]]></title>
		    <link>http://www.manituana.com/documenti/0/8368</link>
			<dc:subject></dc:subject>
			<description>
				<![CDATA[
								<blockquote>[That old fellow traveller of ours, the novelist and cultural terrorist <b>Stewart Home</b>, <a href="http://stewarthomesociety.org/blog/?p=2316">blogged a few interesting things</a> about <i>Manituana</i>, which we duly reproduce. <a href="http://www.wumingfoundation.com/italiano/rassegna/stewart_home_on_Q.html">He also reviewed <i>Q</i> some time ago</a>. By clicking in the right column you can listen to Stewart declaiming his short story <i>Cheap Night Out</i>, live at the Institute of Contemporary Arts, London, August 28th, 1997 (mp3). The main character and narrating I is none other than Luther Blissett. ]</blockquote><br />
<br />
<b><i>Manituana</i> by Wu Ming</b><br />
<br />
Following on from <i>Q</i> (authored as Luther Blissett) and <i>54</i>, comes a new novel - <i>Manituana</i> - by the Bologna fiction collective known as Wu Ming. Verso are publishing Shaun Whiteside’s English translation, the proof copies were circulated last month, and the book will be available in both the UK and the US shortly. Like the earlier tomes by the same authors, <i>Manituana</i> is a heavily researched historical novel that speaks as much about a future we have yet to make, as the past in which it is set. The main action takes place around the ‘American War of Independence’, with the focus on the alliance the Iroquois Indians made with the English.
				]]></description>
		    <pubDate>Tue, 18 Aug 2009 00:00:00 GMT</pubDate>
		</item>
			<item>
		    <guid>http://www.manituana.com/documenti/0/8367</guid>
		    <title><![CDATA[El Cultural (Spagna) - Wu Ming ha scritto un romanzo epico che si avvicina al poema sinfonico]]></title>
		    <link>http://www.manituana.com/documenti/0/8367</link>
			<dc:subject></dc:subject>
			<description>
				<![CDATA[
				<i>Recensione di Rafael Narbona apparsa su "El cultural", Spagna, il 7 luglio 2009</i><br />				<br>La Storia è la tensione del presente verso un futuro possibile. Le utopie incompiute non sono zavorra, ma la resistenza dello spirito, che non rinuncia a un mondo meno aspro e ingiusto. Solo <b>Walter Benjamin</b> ha elaborato una filosofia della Storia in cui l'escluso pretende di ritrovare la propria voce per cambiare il percorso del presente. Il Nord-America si sarebbe potuto costituire come sintesi tra spirito illuministico e cultura indigena, ma quel progetto non si sviluppò, per l'ambizione dei colonizzatori bianchi e delle grandi monarchie europee.
				]]></description>
		    <pubDate>Fri, 31 Jul 2009 00:00:00 GMT</pubDate>
		</item>
			<item>
		    <guid>http://www.manituana.com/documenti/0/8366</guid>
		    <title><![CDATA[Dal quotidiano spagnolo Público: l'antiamericanismo è superficiale]]></title>
		    <link>http://www.manituana.com/documenti/0/8366</link>
			<dc:subject></dc:subject>
			<description>
				<![CDATA[
				<i>Intervista apparsa il 17 maggio 2009</i><br />				<br><a href="http://www.publico.es/culturas/225958/antiamericanismo/superficial">Testo originale qui</a>.<br />
<br />
<b>CARLOS PRIETO - MADRID - 17/05/2009 08:00</b><br />
<br />
[...]<br />
<br />
<b>Come mai avete deciso di scrivere un libro sulla rivoluzione americana? Non bastava un libro soltanto?</b><br />
<br />
Infatti la prima idea era scrivere un libro con tre sottotrame, ma le sottotrame si sono gonfiate e gonfiate e gonfiate e si sono trasformate in qualcosa di più complesso, finché non abbiamo dovuto scegliere tra lo scrivere un libro di 2000 pagine o tre libri da 600 pagine ciascuno. Noi lo chiamiamo il "Trittico atlantico", è una saga sui rapporti tra Europa e USA. Occorrono anni per finirlo, perché non abbiamo scritto i tre romanzi tutti di fila. Nel mentre, lavoriamo anche ad altri libri.
				]]></description>
		    <pubDate>Sun, 17 May 2009 00:00:00 GMT</pubDate>
		</item>
			<item>
		    <guid>http://www.manituana.com/documenti/0/8365</guid>
		    <title><![CDATA[The Independent: Trame diaboliche che potrebbero soppiantare Dan Brown]]></title>
		    <link>http://www.manituana.com/documenti/0/8365</link>
			<dc:subject></dc:subject>
			<description>
				<![CDATA[
				<i>Il 15 maggio 2009, Boyd Tonkin ha paragonato i libri di Dan Brown a grassi polisaturi, e ha proposto una dieta più sana...</i><br />				<a href="http://www.manituana.com/documenti/0/8365/--">Original English version here</a>.<br />
<br />
[...] Nei marchettoni di fiction cospirazionista, quasi tutte le strade portano a Roma. Per quanto assurdo sia lo spettacolo di intellettuali gesuiti telegenici che fanno le pulci alla teologia e alla storia ecclesiastica contenute nei libri di Dan Brown, almeno il Vaticano si rende conto che il successo di quest'ultimo attinge a una vena di sospetto anti-clericale che risale a molto prima della Riforma e non si è mai esaurita. Se non vi dispiacciono i costruttori di intrecci in casacca e dolcevita, esistono altri autori che cucinano piatti simili ma più saporiti e con più stile.<br />

				]]></description>
		    <pubDate>Sat, 16 May 2009 00:00:00 GMT</pubDate>
		</item>
			<item>
		    <guid>http://www.manituana.com/documenti/0/8362</guid>
		    <title><![CDATA[Abbiamo vinto il Premio Salgari]]></title>
		    <link>http://www.manituana.com/documenti/0/8362</link>
			<dc:subject></dc:subject>
			<description>
				<![CDATA[
				<i>Manituana vince il premio 2008 per la letteratura avventurosa</i><br />				<br/>Dopo il Premio Sergio Leone 2007, consegnatoci da <b>Gianni Minà</b>, ecco il Premio Emilio Salgari 2008, vinto da <i>Manituana</i> ex aequo con I miei mari di <b>Folco Quilici</b>. Presenze, evocazioni dalla nostra giovinezza televisiva. Supponiamo sia come, per un ex-bambino "normale", incontrare il Mago Zurlì.
				]]></description>
		    <pubDate>Fri, 19 Sep 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
		</item>
			<item>
		    <guid>http://www.manituana.com/documenti/0/8361</guid>
		    <title><![CDATA[Pontiac su Rockit]]></title>
		    <link>http://www.manituana.com/documenti/0/8361</link>
			<dc:subject></dc:subject>
			<description>
				<![CDATA[
				<i>Intervista e recensione di Sara Scheggia</i><br />				
				]]></description>
		    <pubDate>Tue, 17 Jun 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
		</item>
			<item>
		    <guid>http://www.manituana.com/documenti/0/8360</guid>
		    <title><![CDATA[GRAND RIVER - in libreria dal 18 giugno]]></title>
		    <link>http://www.manituana.com/documenti/0/8360</link>
			<dc:subject></dc:subject>
			<description>
				<![CDATA[
				<i>Tratto dagli appunti di Wu Ming 3 e Wu Ming 5, in pellegrinaggio sui luoghi di <i>Manituana</i></i><br />				<br><br><div align="left">In Canada c'è una statua di bronzo. La statua di <b>Joseph Brant</b>, grande capo indiano. Il bronzo viene dai cannoni che a Waterloo sconfissero l'<em>armée</em> di Napoleone, grande capo francese.<br><br />
      <br><br />
In Italia c'è un collettivo di scrittori con un nome cinese che ha scritto un romanzo sulla Rivoluzione americana. Nel romanzo c'è anche il capo indiano. Quello della statua.<br><br />
      <br><br />
"Gone west", in slang britannico, significa "morto". Eppure eccomi qui. <br><br><br />
<div align="center">***</div><br />
      <br><br />
      Fase calante di un'estate rancida, nel mezzo di un paese guasto. Mettersi in viaggio è il miglior cardiotonico. Mettersi in viaggio allontana la tristezza. Mettersi in viaggio evita il peggio per il rotto della cuffia. Ogni volta che lo afferra la voglia di sparare ai passanti dal balcone, Wu Ming decide: tempo di partire. Lo scrittore coglie al balzo una palla da <em>lacrosse</em> e si proietta in Canada.<br><br />
      <br><br />
      Quebec, Ontario, British Columbia. L'America francese, anglosassone, indiana, l'America che non è Stati Uniti, patria di un multiculturalismo che brilla e scintilla ma mostra la corda. Un mese di visioni e pellegrinaggi, tra passato e futuro, vestiti pesanti di pioggia, piedi che affondano nella melma della Storia o battono le terre dure delle riserve, sulle tracce di Joseph Brant e sua sorella Molly.<br><br />
      <br><br />
      Una storia di tanti anni fa: Joseph e Molly, guide della nazione mohawk, nemici della rivoluzione americana, ancora odiati nel paese delle stelle-e-strisce, omaggiati ma avvolti di oblio nel paese della foglia d'acero.<br><br />
<br />
      <br><br />
      Da Montreal alla sonnacchiosa Québec, dall'arcipelago delle Mille Isole alla riserva di Six Nations, da Brantford a Vancouver (dove tutto è di più) si allunga la "via francigena" di Wu Ming, tra <em>inukshuk</em> e chitarre elettriche, caffè lunghi e fucili ad avancarica, lacrime e risate, totem e tabù.<br><br />
      <br><br />
      Un libro per chi ha amato <em>Manituana</em>, e per chi non ne ha mai sentito parlare.<br><br />
<br />
      <br><br />
      <strong>Rizzoli 24/7 Stranger, 18 giugno 2008.</strong><p></p></div>
				]]></description>
		    <pubDate>Mon, 16 Jun 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
		</item>
			<item>
		    <guid>http://www.manituana.com/documenti/0/8355</guid>
		    <title><![CDATA[E' on line "Pontiac, storia di una rivolta"]]></title>
		    <link>http://www.manituana.com/documenti/0/8355</link>
			<dc:subject></dc:subject>
			<description>
				<![CDATA[
				<i>il primo audiolibro firmato da Wu Ming</i><br />				<p></p><div>Da lunedì 19 maggio è on line <i><b>Pontiac, storia di una rivolta</b></i></div><br />

				]]></description>
		    <pubDate>Mon, 19 May 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
		</item>
			<item>
		    <guid>http://www.manituana.com/documenti/0/8356</guid>
		    <title><![CDATA[Pontiac, storia di una rivolta]]></title>
		    <link>http://www.manituana.com/documenti/0/8356</link>
			<dc:subject></dc:subject>
			<description>
				<![CDATA[
				<i>Le nuove date dello spettacolo: estate 2009</i><br />				<br/><b>22 giugno - SAN LAZZARO di SAVENA (BO)</b><br />
Cortile del Palazzo Comunale<br />
h 21,30<br />
<br />
<b>4 luglio - POGGIBONSI (SI)</b><br />
Festival Narrazioni<br />
Dettagli da definire<br />
<br />
<b>5 luglio - MODENA</b><br />
Rassegna: "Oltre i Giardini"<br />
Dettagli da definire<br />
<br />
<b>Per info sullo spettacolo rivolgersi a:</b><br />
Andrea Zangirolami - Gershwin Spettacoli<br />
Via Tonzig, 9 - 35129 Padova<br />
office phone: +39.049.8073980<br />
fax number: +39.049.7929412<br />
mobile: +39.348.9491132<br />
e-mail: info@gershwinspettacoli.com<br />
web site: <a href="http://www.gershwinspettacoli.com">www.gershwinspettacoli.com</a><br />
<br>
				]]></description>
		    <pubDate>Mon, 19 May 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
		</item>
			<item>
		    <guid>http://www.manituana.com/documenti/0/8334</guid>
		    <title><![CDATA[Chiamala arte postale: Schiaffo Edizioni]]></title>
		    <link>http://www.manituana.com/documenti/0/8334</link>
			<dc:subject></dc:subject>
			<description>
				<![CDATA[
				<i>Uno dei racconti di avvicinamento a Manituana diventa  un pieghevole illustrato spedibile</i><br />				<p></p><div>Il V° prolegomeno a Manituana, "<a href="http://www.manituana.com/documenti/76/8136">Deganawidah/ La Grande Pace</a>", verrà pubblicato da <a href="http://www.schiaffo.tastemeat.com/">Schiaffo Edizioni</a> in un formato molto particolare.<br />
<br> <br />
Si tratta di un foglio pieghevole a 4 ante, con busta inclusa, illustrato da <a href="http://pilipolare.blogspot.com/">Philip Giordano</a> (<a href="http://www.flickr.com/photos/21717358@N04/">Ecco un po' del suo lavoro su Flickr</a>). L'idea è che, una volta letto, il racconto si possa spedire a qualcun altro, come regalo, bookcrossing, arte postale.</div><br />
<br><br />
<div>Sarà un'edizione limitata a 500 copie:<br />
chi volesse accaparrarsene una, alla modica cifra di 2 euro + spese di<br />
spedizione, può contattare la <b>Libreria Modo InfoShop</b> di Bologna: <a href="mailto:info@modoinfoshop.com">info@modoinfoshop.com</a></div><br />
<br><br />
<br />

				]]></description>
		    <pubDate>Wed, 19 Mar 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
		</item>
			<item>
		    <guid>http://www.manituana.com/documenti/0/8333</guid>
		    <title><![CDATA[Novità sul sito: Suoni, Visioni, Livello 2]]></title>
		    <link>http://www.manituana.com/documenti/0/8333</link>
			<dc:subject></dc:subject>
			<description>
				<![CDATA[
				<i>Un "deragliamento" balcanico, Seneca Canoe Song, Odio vero, la bambola di pezza di Molly Brant</i><br />				<br>Abbiamo messo on line nuovi contributi giunti dalla comunità dei lettori, e dietro l'angolo c'è molto altro (con la creazione di due nuove sezioni tematiche).<br />
<br />
Nella <b><a href="http://manituana.com/suoni.php">sezione "Suoni"</a></b> due nuove canzoni: <br />
- la tradizionale <i>Seneca Canoe Song</i> nell'esecuzione dei <b>Beans, Bacon & Gravy</b>. L'hanno cantata durante una presentazione-concerto WM + BB&G, in quel di Crema. Di grande impatto.<br />
- <i>Odio vero</i> della rock'n'roll band bolognese <b>Yu Guerra!</b><br />
<br />
Nella <b><a href="http://manituana.com/section/101">sezione "Visioni"</a></b>, un contributo molto peculiare: la bambola di pezza di Molly Brant, regalataci a Ferrara.<br />
<br />
Nel Livello 2, <b><a href="http://inside.manituana.com/section/90">sezione "Diramazioni"</a></b>, un racconto lungo (o mini-romanzo) in tre capitoli, <i>grand détour</i> balcanico (!) a partire dalla seconda parte di <i>Manituana</i>.<br />
 
				]]></description>
		    <pubDate>Mon, 03 Mar 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
		</item>
			<item>
		    <guid>http://www.manituana.com/documenti/0/8326</guid>
		    <title><![CDATA[Lettera dal cavallo di Troia]]></title>
		    <link>http://www.manituana.com/documenti/0/8326</link>
			<dc:subject></dc:subject>
			<description>
				<![CDATA[
				<i>Il 2007 di Manituana. Prime considerazioni.</i><br />				<br />Come siamo soliti fare da quando pubblichiamo, presto aggiorneremo i lettori sui dati di vendita dei nostri libri. <br />Lo abbiamo spiegato diverse volte (vedi il testo in calce a questo post, scritto nel 2005 e migliorato nel 2006): comunichiamo questi dati in nome della trasparenza, ed è una prassi coerente con uno degli aspetti del nostro lavoro, quello di <i>inchiesta militante sull'industria culturale, l'editoria e il mercato dei libri</i>, con puntuali resoconti, dispacci inviati alla nostra comunità. Appunto, lettere dal cavallo di Troia.<br /><br />
<br />
Anticipiamo qui, sul sito del libro, il "succo" di quanto abbiamo appreso nei giorni scorsi.<br /><br />Nel periodo marzo-dicembre 2007, <i>Manituana</i> ha venduto <b>52.178 copie</b>.<br />All'arrivo della notizia siamo rimasti sbigottiti: il nostro intuito, una ragionevole cautela e alcune proiezioni empiriche avevano impresso in mente il numero "quarantamila", e già così sarebbe stato il nostro record (ne parliamo tra un momento), ma un risultato del genere è [inserire roboante aggettivo a scelta] e si spiega solo con il "combinato disposto" di lunga attesa + passaparola + lavoro su questo sito + un tour di presentazioni da mozzare il fiato +  non ultima, la campagna estiva di sconti (-30%) sul catalogo Stile Libero Einaudi.<br /><br />E' <u>di gran lunga</u> il nostro record, nessun altro nostro libro ha venduto così tanto nel primo anno di presenza in libreria (anzi, nei primi dieci mesi scarsi). <br />Nel periodo marzo-dicembre 1999 <i>Q</i> aveva venduto 31.469 copie. <br />Nel periodo marzo-dicembre 2002 <i>54</i> ne aveva vendute 29.198.<br /><br />Significa che <a href="http://www.wumingfoundation.com/images/quartinclassifica.jpg">l'ingresso in classifica in una posizione mai toccata prima</a> non era un isolato fuoco di paglia, ma il manifestarsi di una tendenza solida, che non si è mai fermata.<br /><br />Ma il bello deve ancora venire, perché si tratta di un record <i>triplice</i>. <br />Sulle ali dell'effetto-<i>Manituana</i>, infatti, si sono alzati in volo anche <i>Q</i> e <i>54</i>. <br />Attendiamo ancora i numeri definitivi, ma possiamo anticipare che, dopo il 1999, in nessun anno di presenza in libreria <i>Q</i> aveva mai venduto tante copie come nel 2007. Il libro dovrebbe aver registrato un balzo in avanti di quasi diecimila copie (!) rispetto al miglior risultato precedente. <br /><br />Stessa cosa vale per <i>54</i> dopo il 2002: quest'ultimo libro ha addirittura raddoppiato il proprio record e appare in grande crescita. Si vede che, alla buon'ora, è entrato nei radar di alcuni "duri e puri" che prima vedevano soltanto <i>Q</i> :-) E man mano che la realtà italiana insegue e imita il libro, forse si capisce meglio cosa volessimo dire con un romanzo sui dolori e le delusioni degli anni Cinquanta.<br /><br />Ad ogni modo, prima o poi si dovrà fare un'attenta riflessione sulla longevità di <i>Q</i>, un libro uscito ormai da nove anni che vende incessantemente grazie al passaparola, senza più alcun ruolo giocato dai media ufficiali, dalla critica (che anzi lo ammanta di silenzio), dalle forze tradizionali del "campo letterario". <br />Secondo noi tra i grandi PR di questo libro si distinguono i signori Bagnasco, Ruini e Ratzinger: più costoro si sforzano di fomentare la guerra di religione, e più il nostro romanzo viene letto "fuor di metafora". Più la Chiesa reagisce alla propria crisi storica agitandosi, inveendo, spintonando, re-invadendo con esagerato dispiegamento di forze territori da cui si era parzialmente ritirata, e più si fa attuale un romanzo sull'eresia, la ribellione, la resistenza alle inquisizioni. Sono le infinite chances dell'allegoria: oltre ai tanti "sensi figurati", vi sono momenti in cui torna buona anche l'interpretazione letterale, e il Papa altri non è che... il Papa. Del resto, Ratzinger è stato a lungo capo del Sant'Uffizio, fondato da quel Carafa il cui nome appare ossessivamente nel romanzo.<br /><br />Un altro dato importante, e questo è già certo e indiscutibile: nel 2007, complessivamente, abbiamo venduto quasi un terzo dei libri venduti da quando pubblichiamo, cioè dal 1999.<br /><br />Poiché il 2008 sarà per noi u<a href="http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/giap19_VIIIa.htm#corriere1">n anno di ulteriore e decisa offensiva</a>, ci sforzeremo, pur in uno scenario devastato e di grande scoramento, di alzare ulteriormente il livello della battaglia culturale, continuando a fare rapporto dal "ventre della Bestia".<br /><br />Intanto, beh, cazzo... Grazie a tutti.<br /><br><blockquote>N.B. Puoi commentare questo testo nel forum del <a href="http://www.manituana.com/section/83">Livello 2</a>.</blockquote><br /><b>APPENDICE: OPERAZIONE GLASNOST (2006)<br /></b><br />Come ogni anno, pubblichiamo i dati di vendita<br />
dei nostri libri aggiornati al 31 dicembre dell'anno prima. Il senso<br />
dell'operazione lo abbiamo spiegato e lo rispieghiamo: è una questione<br />
di <i>glasnost</i> e di approccio laico alla natura (anche) mercantile del libro, ossia allo scrivere come lavoro.<br /><br />
Tra gli scrittori "idealisti" (nel senso filosofico, cioè che<br />
antepongono l'Idea di Letteratura alla realtà concreta e terrena delle<br />
narrazioni) è uso fingere di non auspicarsi il successo, negare che il<br />
libro sia anche (orrore!) una merce, simulare disinteresse o<br />
addirittura disgusto per la prospettiva di vendere tante copie...<br />
Peccato che tale posa di indifferenza sia in contraddizione coi toni<br />
lamentosi usati dai medesimi nel descrivere la propria condizione di<br />
"poco-vendenti", "poco-cagati", "relegati ai margini", "incompresi"<br />
<br />
etc. Ecco che ci viene riproposta la sbobba del genio-che-soffre,<br />
accompagnata alla tirata sul popolo infingardo e bue. Ma perché soffre,<br />
'sto genio, e perché mai inveisce, se è riuscito nello sbandierato<br />
intento di non vendere? Conseguendo l'insuccesso, ha avuto successo, e<br />
allora che altro vuole? Se vendere è per i venduti, se sono i lettori a<br />
non meritarsi certi libri, se l'ars è longa e la vita è brevis e sarà<br />
la storia della letteratura a capire quanto vale il tale scrittore<br />
etc., allora perché pubblicare in vita? Perché rivolgersi a un editore?<br />
Perché non lasciarlo nel cassetto, il sudato manoscritto? L'unico<br />
valido interlocutore non è forse l'archeologo che un giorno scaverà e<br />
troverà i resti della scrivania? Che senso ha lamentarsi del fatto che<br />
altri vendano, se vendere è cosa ignobile e il danaro è <i>stercum diaboli</i>?<br /><br />
In realtà, pare banale dirlo, non tutti i libri che vendono sono per<br />
forza banali o compiacenti o derivativi, e non tutti i libri invenduti<br />
sono incomprensibili, elitari o - semplicemente - brutti. Eppure,<br />
ancora troppa gente schifa chi vende solo perché vende ed esalta chi<br />
"floppa" solo perché "floppa". Occorre un approccio più laico e meno<br />
ipocrita. Se uno pubblica un libro è perché si auspica che altri lo<br />
leggano, possibilmente molti altri, più ce n'è meglio è. Se lo pubblica<br />
presso un editore, accetta che il libro rechi un prezzo in copertina e<br />
venga scambiato con denaro. Se firma un contratto in cui gli viene<br />
accordata una percentuale (bassa o alta che sia) del prezzo di<br />
copertina, vuol dire che si auspica di guadagnarci qualcosa pure lui (e<br />
ci mancherebbe altro, è stato lui a scrivere!). Quanti scrittori si<br />
sottraggono a questa trafila di loro spontanea volontà? Non ce ne<br />
vengono in mente: di norma, gli scrittori che pubblicano un libro<br />
vogliono anche venderlo. Quanti scrittori falliscono nel sottoporsi<br />
alla trafila poi vanno in giro a dire che l'uva non è dolce, anzi, è<br />
pure guasta? Troppi.<br /><br />
Quando parliamo di copie "vendute", c'è ancora chi trova la cosa<br />
"inelegante", sconveniente, venale, poco artistica. Dopo una<br />
presentazione di <b>New Thing</b><br />
a Udine, un blogger si disse indignato per il fatto che Wu Ming 1<br />
avesse usato la parola "vendite", ed è solo un esempio tra i tanti. Non<br />
ci si rende conto che quelle vendite sono lettori, sono esseri umani in<br />
carne ed ossa che desiderano leggere quel che scrive uno scrittore al<br />
punto da recarsi in libreria e rinunciare a una parte del loro reddito<br />
pur di portarsi a casa le sue parole. <i>Queste persone compiono un<br />
piccolo sacrificio per noi, il minimo che possiamo fare è non parlare<br />
dei soldi che hanno speso come se ci facessero schifo.</i> Noi,<br />
quindi, siamo contenti quando ci imbattiamo in colleghi che snocciolano<br />
numeri come fossero olive nere, laicamente, senza problemi né<br />
bigottismi. Incitiamo tutti i colleghi a rendere noto quanto vendono:<br />
per trasparenza, per condividere informazioni utili coi lettori, per<br />
dare un'idea di quanto si legga oggi in Italia, di quale sia la soglia<br />
oltre la quale un libro è considerato "di successo" etc...<br /> Ad<br />
esempio, lo sanno i lettori che la tiratura media di un libro in<br />
Italia, best-seller compresi, è di 4.500 copie (dati AIE relativi al<br />
2005), e che a tenere "alta" la media sono soprattutto i libri<br />
scolastici? Questo dato specifico non lo abbiamo a portata di mano, ma<br />
è notorio che la stragrande maggioranza dei libri pubblicati in Italia<br />
(circa 53.000 titoli all'anno) vende meno di mille copie (ovviamente<br />
non teniamo conto dei libri allegati a giornali e riviste). Il lettore<br />
si trova esposto solo all'occasionale cifra da capogiro, i due milioni<br />
di copie di <b>Io uccido</b> o le ottocentomila di <b>Io non ho paura</b>,<br />
e non riesce a farsi un quadro della situazione. Forse, se sapesse<br />
quanto vendono davvero certi grossi nomi e "mostri sacri" che se la<br />
tirano da mammasantissima e ras del quartiere, comincerebbe a chiedersi<br />
come mai li vede sempre in tv o sui giornali a cacare sentenze su<br />
qualunque argomento.<br /><br />
            Ecco <a href="http://www.wumingfoundation.com/italiano/glasnost2006.htm">quanto vendiamo noi</a>, tanto o poco chessìa.<p> </p></span>
				]]></description>
		    <pubDate>Thu, 31 Jan 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
		</item>
			<item>
		    <guid>http://www.manituana.com/documenti/0/8325</guid>
		    <title><![CDATA[Calendario febbraio - marzo 2008]]></title>
		    <link>http://www.manituana.com/documenti/0/8325</link>
			<dc:subject></dc:subject>
			<description>
				<![CDATA[
								<b>1 febbraio BERGAMO</b><br />
h. 21:30, CSA "Pacì Paciana"<br />
via Grumello 61/c<br />
organizzato con Libreria "Terzo Mondo"<br />
<br />
<b>6 febbraio CREMA</b><br />
h.21:45, Le Cinema Art<br />
via Palmieri 1<br />
organizzata dal Caffè Letterario<br />
con i <a href="http://manituana.com/documenti/78/8284">Beans, Bacon & Gravy</a><br />
<br />
<b>8 febbraio MASSA</b><br />
h.21, Centro sociale "La Comune"<br />
via Concia, vicinanze di Via Bassa Tambura<br />
<br />
<b>15 febbraio PARMA</b><br />
h.17, Festival "Minimondi"<br />
Dettagli da confermare<br />
<br />
<b>22 febbraio FERRARA</b><br />
h.10:30, Liceo classico "L. Ariosto"<br />
via Arianuova 17/19<br />
WM1 e WM3 parlano di <a href="http://www.wumingfoundation.com/italiano/outtakes/speciale_malcolm_x.htm">Malcolm X</a><br />
h. 18, presentazione di <i>Manituana</i><br />
con <b>Girolamo De Michele</b><br />
<br />
<b>22 febbraio, SALUZZO (CN)</b><br />
h.21:30, Circolo Ratatoj<br />
via M. L. Alessi<br />
<a href="http://www.ratatoj.it/" target="_blank">www.ratatoj.it</a><br />
<br />
<b>28 febbraio BRESCIA</b><br />
h.20:30 Caffè letterario "Un mondo di carta"<br />
Vicolo Beccaria 10<br />
con <a href="http://www.manituana.com/documenti/78/8309/it">Jet Set Roger</a><br />
<b>Attenzione:</b> per un refuso, inizialmente era indicata come data bresciana il 29 febbraio, invece è il 28!<br />
<br />
<STRIKE><b>Ancora attenzione</b>, la presentazione a Mogliano Veneto (TV) che avevamo annunciato per il 9 marzo si svolgerà invece il 9 maggio, ultimissima del tour.</STRIKE><br />
<b>Data annullata per cause di forza maggiore</b><br />
<br />
<b>11 marzo PADOVA</b><br />
h.11, ITC "Luigi Einaudi"<br />
via delle Palme 1<br />
<br />
<b>15 marzo LECCE</b><br />
Castello Carlo V<br />
<b>ATTENZIONE</b>: questa data è definitivamente annullata e non sarà recuperata<br />
<br />
<b>28 marzo NAPOLI</b><br />
Galassia Gutenberg<br />
Presentazione multipla, da <i>Manituana</i> a <i><a href="http://www.wumingfoundation.com/italiano/lifestyle/previsioni_del_tempo.htm">Previsioni del tempo</a></i><br />
Seguiranno i dettagli.<br />

				]]></description>
		    <pubDate>Sun, 13 Jan 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
		</item>
			<item>
		    <guid>http://www.manituana.com/documenti/0/8323</guid>
		    <title><![CDATA[Manituana Haiku - Wu Ming intervista il poeta Rossano Astremo]]></title>
		    <link>http://www.manituana.com/documenti/0/8323</link>
			<dc:subject></dc:subject>
			<description>
				<![CDATA[
				<i>A proposito di una riscrittura di <i>Manituana</i> in forma di poema, un haiku per ogni capitolo</i><br />				<br><a href="http://vertigine.wordpress.com/2007/12/29/manituana-haiku/">Annuncia sul suo blog</a> lo scrittore e poeta <b>Rossano Astremo</b>:<blockquote>Tra i buoni propositi del 2008 ci sarà quello di portare a compimento un lavoro iniziato un po' di mesi fa, una sorta di riscrittura in versi di <i>Manituana</i> di Wu Ming. Dedicare ad ogni capitolo del libro un haiku. Racchiudere l'epicità di una storia corale nel breve respiro di un componimento poetico. Qui ve ne offro un'anticipazione, chiarendo che nella scelta dell'haiku e nel non rispetto della scansione sillabica che lo caratterizza faccio mie le parole di <b>Jack Kerouac</b>: "Un Haiku occidentale non ha da badare alle diciassette sillabe dal momento che le lingue occidentali non possono adattarsi al fluido sillabico giapponese. Suggerisco che l'Haiku occidentale si limiti a dire molte cose in tre brevi versi in qualsiasi lingua dell'Occidente".</blockquote>A scopo illustrativo, Astremo ha pubblicato i primi 13 haiku, relativi al prologo e alla prima parte del romanzo. Per fare un esempio, al capitolo 34 corrispondono questi versi:<blockquote>Nella traiettoria di arcobaleni opachi<br />
I sogni invadono la mente<br />
Gocce d'acqua sulle labbra di Joseph.</blockquote> Intrigati da questo progetto, abbiamo deciso di intervistare il collega. Di seguito, il nostro scambio via e-mail. Come sempre, per la versione stampabile cliccate "Print" in calce a questa pagina.
				]]></description>
		    <pubDate>Sat, 05 Jan 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
		</item>
			<item>
		    <guid>http://www.manituana.com/documenti/0/8321</guid>
		    <title><![CDATA[E' uscito Giap n.16/18, numero triplo, ottava serie - A chi finisce nel tritacarne]]></title>
		    <link>http://www.manituana.com/documenti/0/8321</link>
			<dc:subject></dc:subject>
			<description>
				<![CDATA[
								A <b>Raigama Achrige Rumesh Ku</b> detto "Ganesh"<br />
ridotto in fin di vita a 19 anni causa "irriflessa pressione del grilletto" da parte di un vigile anti-graffiti, Como, 29 marzo 2006.<br />
[E' ora di aggiornare il conto dei <a href="http://isole.ecn.org/lucarossi/625/" target="_blank">"morti e feriti da Legge Reale"</a>] <br />
<br />
A <b>Florin Draghici</b><br />
morto a 4 anni bruciato vivo, causa marginalità e mancata accoglienza, Bologna, 19 novembre 2007.<br />
Pronto per il dimenticatoio.<br />
<br />
A chi finisce nel tritacarne, nel silenzio, senza medaglie, senza bandiere.<br />
<br />
"Ditemi se andiamo incontro a un Santo Natale."<br />
<b>Bernardo Provenzano</b><p></p> 
				]]></description>
		    <pubDate>Mon, 26 Nov 2007 00:00:00 GMT</pubDate>
		</item>
			<item>
		    <guid>http://www.manituana.com/documenti/0/8313</guid>
		    <title><![CDATA[E' uscito Giap n.15, ottava serie - Negli arcobaleni]]></title>
		    <link>http://www.manituana.com/documenti/0/8313</link>
			<dc:subject></dc:subject>
			<description>
				<![CDATA[
								A <b>Pino Daniele</b>, un hombre sincero<br />
A <b>tutti i migranti</b> che solcano il mare<br>
				]]></description>
		    <pubDate>Tue, 30 Oct 2007 00:00:00 GMT</pubDate>
		</item>
			<item>
		    <guid>http://www.manituana.com/documenti/0/8303</guid>
		    <title><![CDATA[Genova: meno sceriffi in municipio, più indiani per le strade]]></title>
		    <link>http://www.manituana.com/documenti/0/8303</link>
			<dc:subject></dc:subject>
			<description>
				<![CDATA[
				<i>Travestiti da indiani e <i>Manituana</i> alla mano, occupano per protesta la sede del municipio Genova centro est</i><br />				<blockquote>Il 19 settembre scorso <b>Aldo Siri</b>, presidente di centrodestra della circoscrizione centro-est di Genova, ha presentato un esposto in procura contro gli occupanti del laboratorio sociale Buridda, sito in via Bertani presso i locali dell’ex facoltà di Economia, nel quartiere-bene di Castelletto. La risposta degli occupanti è stata un'occupazione pacifica con "mascherata indiana" della sede del municipio. Riportiamo la notizia perché i pellerossa di Castelletto hanno recato in dono al tollerante-zero una copia del nostro <i>Manituana</i>. Qui di seguito, la lettera aperta consegnata a Siri e a tutti i presenti. Accanto, alcune foto dell'evento. Proprio al Buridda, mercoledì 3 ottobre, presenteremo il libro anzidetto. Hoka hey! </blockquote>
				]]></description>
		    <pubDate>Sun, 30 Sep 2007 00:00:00 GMT</pubDate>
		</item>
			<item>
		    <guid>http://www.manituana.com/documenti/0/8302</guid>
		    <title><![CDATA[Manituana di Wu Ming: l'alba della rivoluzione americana]]></title>
		    <link>http://www.manituana.com/documenti/0/8302</link>
			<dc:subject></dc:subject>
			<description>
				<![CDATA[
				<i>Recensione e intervista apparse sulla rivista Pagina Tre dell'associazione Liber Liber</i><br />				
				]]></description>
		    <pubDate>Tue, 25 Sep 2007 00:00:00 GMT</pubDate>
		</item>
		</channel>
</rss>