Manituana: un "deragliamento" balcanico - di Marko KralijevicUn perturbante "mini-romanzo" tra le pieghe della 2a parte di Manituana, escrescenza filo-serba del viaggio a Londra |
Ci siamo interrogati a lungo su come presentare questa sorta di intra-novella dall'imprevisto sviluppo narrativo, geografico e ideologico. Siamo rimasti stupiti. Chi se l'aspettava una deriva del genere (rileggere per cogliere tutti i sensi: deriva del genere)? Chi avrebbe mai immaginato una tale "allegria di naufragi" (leggasi: la spregiudicatezza con cui "Marko" ha utilizzato la nostra storia, dirottandone il corso)? Mi vedo costretto a scrivervi per rassicurare del fatto che a distanza di un mese da quando ci siamo conosciuti e parlati non ho abbandonato la scrittura del piccolo ciclo di raccontini spin off di cui avevamo discusso e del quale già avete le prime due parti ma non l'ultima e conclusiva... La nostra principale perplessità era: Manituana è un romanzo a favore del meticciato, delle appartenenze relative, contro i miti fondativi degli stati-nazione. Invece, persino quando l'intento è lodevole, ogni volta che s'infila il cazzo nell'orifizio dei Balcani - dove da vent'anni si scontrano opposti e cacofonici nazionalismi - si finisce per appoggiare un nazionalismo (buono o comunque "meno peggio") contro gli altri (cattivi e in ogni caso peggiori). Noi detestiamo tutte le pietraie, i fazzoletti di terra che "non valgono più del loro nome" (Amleto, atto IV, scena quarta), i confini per cui si combattono guerre vicarie agli ordini di opposte sezioni del capitale mondiale. Dopo le truffe ideologiche, le fandonie, la "guerra umanitaria", l'appoggio cinico al neofascismo croato e bosniaco, comprendiamo bene i motivi per cui qualcuno, cercando di contro-informare, finisce per sposare la causa "serba" (id est: jugoslava). In tutta questa vicenda, la "Serbia" (id est: la Jugoslavia) è stata molto più spesso vittima che artefice di aggressioni. Il nazionalismo croato ha sulla coscienza massacri e pulizie etniche, quello islamo-bosniaco idem, ma l'Occidente ha messo alla gogna un unico "arci-criminale di guerra": Slobodan Milosevic. Tante città della Jugoslavia in frantumi sono state assediate, ma l'Occidente ha visto solo l'assedio di Sarajevo. Ogni esercito straccione ha avuto i suoi cecchini, ma noi abbiamo deprecato solo quelli serbo-bosniaci di Karadzic e Mladic. Capiamo l'impulso, la voglia di gridare: "Vi hanno raccontato soltanto cazzate! Sdraiati sui diktat mediatici NATO, avete demonizzato la Serbia mentre gli altri contendenti si richiamavano esplicitamente alle SS!". Tuttavia, abbiamo più volte assistito a derive "cetniche" della controinformazione, e siamo particolarmente suscettibili al problema. Avere meno torti non significa avere ragione. Avere compiuto meno massacri non significa aver compiuto massacri, ehm... giusti. Questo ci porta talvolta a un eccesso di prudenza. Non sapevamo come collocare né tantomeno presentare questo racconto con sottotesto attualizzante francamente, dolentemente filo-serbo. Ci siamo rimasti seduti sopra per mesi, anche se meritava. Meritava e merita. E' la diramazione da Manituana più strutturata e ambiziosa. Abbiamo detto a "Marko" di avere pazienza. Ne ha avuta tanta. Troppa. Insomma, dopo tutti 'sti tentennamenti, a un certo punto c'è stato un lampo, una pedata giunta dal cosmo ha spostato i detriti che ostruivano i pensieri. In parole povere, ci siamo detti: "Ma insomma, che cazzo ce ne fotte? Mica dobbiamo rispondere di ogni aspetto di quel che riceviamo e pubblichiamo! Mica dobbiamo fare i guardiani della fan fiction! Se questo 'allegro naufragio' esiste, se 'Marko' ne ha visto e sviluppato la potenzialità, vuol dire che nel testo c'era, a un qualche livello della narrazione. Va bene così. E se qualcuno ha da ridire lo manderemo a cagare." Ragion per cui, buona lettura. Per scaricare il PDF, clicca in alto a destra.
29 febbraio 2008 |
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