Recensioni francesi: Le Nouvel Observateur ed Evene.fr

Recensioni, agosto 2009

[Le Nouvel Observateur, "Livres: en vitrine", 19 agosto 2009:]

Chi è Wu Ming? Da otto anni, sotto questo pseudonimo che significa "anonimo" in cinese, un gruppo di cinque giovani autori va tracciando nella letteratura italiana un solco profondamente originale. Oltre a portare avanti un'intensa attività multimediale, Wu Ming ha scritto numerosi best-seller dai soggetti ambiziosi, mescolando decine di personaggi reali e immaginari, trattando di momenti-cerniera nella storia mondiale, da 54, non ancora tradotto in Francia, a Manituana, che il pubblico ha accolto con particolare calore. In quest'ultima opera, Wu Ming coniuga in modo felice il respiro delle grandi narrazioni epiche e i meccanismi coinvolgenti del romanzo d'appendice. Nel 1775, nella valle del fiume Mohawk, dallo splendore lirico del mondo meticcio battezzato "Irochirlanda", con le sue foreste e i laghi del nord-est americano, fino ai fasti grotteschi dei saloni aristocratici, passando per i bassifondi di Londra, attraverso personaggi femminili e maschili (fatti di leggenda eppure realmente esistiti) intrappolati tra due civiltà, il lettore è immerso in una saga sontuosa, dove la poesia è alleata della precisione nei dettagli. Dal gergo dei malviventi alla lingua sacra dei pellerossa alla "bella lingua" del XVIII secolo, Wu Ming ci restituisce una musica che miscela cornamusa scozzese e canti magici, per farci sentire meglio, al di là dei dibattiti che ancora oggi ci agitano, l'epopea della nascita di una nazione vista dai perdenti della storia: gli sconfitti nella guerra d'indipendenza degli Stati Uniti. Coi suoi personaggi coinvolgenti, come il capo di guerra Joseph Brant Thayendanega, Philip detto "Le Grand Diable" (guerriero Mohawk temuto da tutti e lettore di Shakespeare), Peter (adolescente pellerossa che suona il violino e combatterà nell'esercito del re), Esther che ha il dono della visione come sua zia Molly, madre delle nazioni irochesi, questo lato misconosciuto della storia statunitense entra nel novero dei racconti che non si abbandonano facilmente.
Ed. Métailié (traduit de l'italien par Serge Quadruppani; 510 pages; 24 euros)

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[Evene.fr, 13 août 2009:]

Fin dalle prime righe, poiché oggi conosciamo già la sorte degli Indiani d'America, il testo è avvolto in un'aura di tragedia. La storia finirà male, il dramma è ineluttabile, la lotta perduta in partenza. Se da un lato ricorda l'esotismo delle opere di James Fenimore Cooper, dall'altro Manituana consegue un brillante rinnovamento del genere. Oltre il romanzo d'avventura, la nuova opera del quintetto italiano Wu Ming sceglie di raccontare la storia dei vinti, degli sconfitti durante la gestazione del nostro mondo moderno, testimoni di una direzione potenzialmente diversa, nei fatti divorata dalla storia. Disseminando lungo questa minuziosa ricostruzione storica una scintillante fantasia letteraria (fino alle stravaganze anacronistiche della sezione londinese, degne di Arancia meccanica), i cinque demiurghi erigono un universo lontano dal manicheismo che tradizionalmente dipinge gli indiani come selvaggi avidi di scalpi oppure come vittime ingenue dei crudeli coloni. Anziché concentrarsi sugli eventi storici o appesantire le pagine con descrizioni di battaglie, gli autori si affidano a capitoli lapidari, incisivi, per focalizzare sui personaggi, di una densità romanzesca addirittura tangibile. La tensione drammatica nasce dalle abili ellissi, o da scene capaci di riassumere in poche pagine una guerra durata lunghi anni. Indiani e occidentali collidono con violenza, e i Wu Ming si incaricano di mostrarlo per mezzo di un'opposizione di stili, mise en abyme formale e culturale dell'incontro tra due mondi. La parte centrale della narrazione, ambientata a Londra, consente invece di rimettere la guerra d'indipendenza americana in una prospettiva più ampia, integrandola in modo sottile dentro la storia globale. Commovente, coinvolgente dall'inizio alla fine, Manituana ha anche più di una risonanza contemporanea, come se nella guerra civile americana si ritrovasse l'origine di tutti gli odierni problemi d'integrazione e mondializzazione.

I testi originali sono qui.


20.08.09 · in recensioni

Recensioni francesi: Le Nouvel Observateur ed Evene.fr