Dal quotidiano spagnolo Público: l'antiamericanismo è superficiale

Intervista apparsa il 17 maggio 2009

Testo originale qui.

CARLOS PRIETO - MADRID - 17/05/2009 08:00

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Come mai avete deciso di scrivere un libro sulla rivoluzione americana? Non bastava un libro soltanto?

Infatti la prima idea era scrivere un libro con tre sottotrame, ma le sottotrame si sono gonfiate e gonfiate e gonfiate e si sono trasformate in qualcosa di più complesso, finché non abbiamo dovuto scegliere tra lo scrivere un libro di 2000 pagine o tre libri da 600 pagine ciascuno. Noi lo chiamiamo il "Trittico atlantico", è una saga sui rapporti tra Europa e USA. Occorrono anni per finirlo, perché non abbiamo scritto i tre romanzi tutti di fila. Nel mentre, lavoriamo anche ad altri libri.
Perché scrivere della rivoluzione americana anziché di un altro evento storico?

Perché quello fu il momento in cui nacquero gli USA, separandosi dall'Europa. Lì sta l'origine del problema di cui volevamo occuparci: la nascita del rapporto di amore-odio che tutti noi manteniamo coi nostri cugini nordamericani.

In tutti i vostri romanzi storici c'è una riflessione sul presente. Quali conflitti del mondo contemporaneo si trovano riflessi in Manituana?

Abbiamo scritto il romanzo durante la cosiddetta "guerra al terrore" di George Bush e abbiamo finito per riflettere quell'atmosfera: il vertice delle Azzorre tra Bush, Blair e Aznar, le torture ad Abu Grahib e il waterboarding a Guantanamo.

Nel libro circolano tanto i miti ufficiali della rivoluzione americana quanto quelli dell'altra America. Quali sono questi miti? Qual è il senso di riscattare oggi i miti dell'altra America del 18esimo secolo?

"Niente tassazione senza rappresentanza", "tutti gli uomini sono creati uguali" etc. Questi sono alcuni dei miti della rivoluzione americana. Ma questa è solo la superficie, la cortina fumogena. In realtà, la rivoluzione si fece perché i coloni volevano impadronirsi delle terre degli indiani, e per evitare che la corona britannica abolisse la schiavitù. D'altro canto, è importante riscoprire i miti dell'altra America perchè è una nazione dalla storia molto complessa. Non puoi capire gli USA se non esplori la ricchezza dei suoi riferimenti, delle sue tradizioni e delle sue lotte. L'antiamericanismo è un concetto ingenuo e superficiale.

Quindi che funzione hanno i miti nel libro?

Manituana è un romanzo sull'importanza (e la difficoltà) del meticciato culturale, quindi abiamo trattato di come arrivano a mischiarsi tra loro diversi miti e leggende. Una cosa che ci ha affascinati è stata mostrare come i Mohawk rimescolarono il cristianesimo e il vangelo con elementi delle loro credenze precedenti.

Riguardo alla lavorazione del romanzo, scritta niente meno che da cinque mani, come avete diviso il lavoro?

Non c'è una vera e propria divisione del lavoro nel nostro collettivo. Ciascun membro fa tutto quanto è necessario per scrivere il libro. Per ogni capitolo del romanzo c'è un costante processo di riscrittura da parte di tutti i membri, a rotazione, finché non siamo tutti soddisfatti del risultato. Quando qualcuno dice: penso che Wu Ming 1 abbia scritto tutti i capitoli con Cary Grant, mentre Wu Ming 2 ha scritto tutti i capitoli ambientati a Napoli, sbaglia completamente. Noi non lavoriamo così, il metodo è del tutto diverso.

Il vostro primo romanzo, Q, fu pionieristico nel preferire al copyright [tradizionale] una licenza Creative Commons che consente la riproduzione parziale o totale del testo, e lo ha fatto dentro la grande editoria. Continuano a vedervi come bestie rare? Qualcosa è cambiato in tutto questo tempo?

Da allora sono trascorsi dieci anni e il semplice fatto che molta più gente sappia di cosa si tratta è già un progresso. Molti più artisti stanno usando queste licenze. La battaglia culturale continua, ma oggi il nostro esercito i più forte di quando iniziò la nostra carriera.

Com'è stato recepito il romanzo in Italia?

Manituana è il nostro romanzo più venduto nel suo primo anno di presenza in libreria, anche più di Q. Di recente è stato ristampato in paperback. La gente continua a parlarne e a scriverne, e ha ispirato artisti che hanno creato opere in omaggio al libro. Siamo molto contenti.

17.05.09 · in interviste

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